Educare alla felicità

Facciamo un esercizio: chiudiamo gli occhi ed immaginiamo i titoli dei quotidiano di oggi.
Crisi, pil stagnante, disoccupazione, deflazione, giovani senza un futuro, più felici all’estero, il Paese invecchia e ci aggiungerei qualche fatto di cronaca nera tanto per condire il tutto. Ora chiudiamo il giornale e usciamo ad affrontare una nuova giornata sicuramente portandoci dietro una “sferzata di ottimismo”.
Eppure…
Eppure siamo un Paese così piccolo, contiamo lo 0,80% della popolazione mondiale, ma riusciamo ad essere conosciuti da tutti. Non c’è persona incontrata che non conosca il nostro Paese e che non ne citi le varie positività. Siamo il quarto paese a livello mondiale per la produzione di macchine utensili, il secondo a livello europeo dietro la germania, il terzo tra gli esportatori, siamo leader in meccatronica e non parliamo poi di patrimonio artistico e culturale, di turismo, alimentazione e istruzione.
Eppure noi ci lamentiamo. Sicuramente l’unica eccellenza che dobbiamo riconoscerci è il parlar male di noi stessi. Come può un giovane credere in qualcosa, avere dei valori, voler lottare se quello che si sente più ripetere è: “tanto non c’è lavoro, tanto te ne devi andare?”
Come si può essere più produttivi, innovativi, flessibili, creativi se quello che sentiamo è sempre e solo negativo? Però facciamo convegni, chiamiamo esperti, ci tartassiamo con dati e calcoli.
Allora cominciamo a smetterla di parlare, ad aprire la finestra e guardare fuori.
Sì, è una bella giornata. Camminiamo orgogliosi e felici del nostro piccolo grande Paese, che qualcosa sicuramente oggi migliorerà.

Cristina Gualdoni

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