Gelata di fine anno sulle PMI

Il 2012 per le PMI torinesi  finisce pesantemente in negativo, con tutti gli indici ‘congelati’ dalle difficoltà e dall’incertezza; mentre le prospettive per i primi sei mesi del 2013 non lasciano spazio a grandi speranze. Mai come adesso le PMI si sentono sole”, è il commento a caldo di Fabrizio Cellino Presidente di API Torino, la più rappresentativa associazione italiana di Piccole e Medie Imprese – sui primi risultati dell’Indagine congiunturale condotta dall’Ufficio Studi dell’Associazione.

I numeri parlano chiaro: tutti gli indici sono in negativo – commenta Cellino – ed è emblematico il dato sulla durata del portafoglio ordini. Per il 41,4% delle imprese questo copre appena 1 mese di attività, per il 40,8% arriva fino a 3 mesi. E’ evidente la situazione di estrema incertezza nella quale le nostre imprese lavorano. Guardiamo quindi con attenzione  ma anche con grande preoccupazione alle prossime settimane e alla imminente tornata elettorale. Le nostre imprese chiedono stabilità e credibilità, un’Europa coesa e solidale e una politica nazionale che sappia rinnovarsi con coraggio per continuare nel rigore dei conti da accompagnare però con misure di crescita ed equità”.

La ricerca è stata presentata oggi – nell’ambito dell’incontro “Rapporto annuale sui settori industriali piemontesi 2012” organizzato dalla Regione Piemonte -, da Fabio Schena Responsabile dell’Ufficio Studi di API.

I PRINCIPALI INDICI

Per oltre il 50% delle imprese – ha spiegato Schena – ordini e fatturato hanno subìto un calo negli ultimi sei mesi. L’andamento negativo prosegue a un ritmo appena inferiore rispetto alle passate rilevazioni”, con un saldo pari a -35,8%. Solo per il 17% gli indici sono stati in aumento.

Per quanto riguarda i livelli di produzione, il 48,4% delle imprese manifatturiere ha registrato un calo, mentre è in aumento per il 17,9%.

In media la capacità produttiva è al 70,8% del livello di saturazione degli impianti, con previsioni al ribasso per il prossimo semestre: 68,1%.

Come è stato già osservato in precedenti analisi – ha sottolineato Schena -, le imprese proiettate all’estero (il 45,5% del campione) hanno performance migliori. Tuttavia, i benefici complessivi sono contenuti, in ragione del fatto che l’andamento dell’export è in rallentamento, il grado di presenza delle nostre PMI sui mercati esteri è ancora basso, quindi i volumi di affari generati dai mercati esteri non sono sufficienti a compensare la fiacca domanda interna, inoltre la maggioranza delle nostre esportazioni (circa il 60%) è rivolta in Europa.

In ogni caso, gli ordini dall’estero sono in aumento per circa il 30% delle imprese, contro appena il 14% del campione che ha visto aumentare gli ordini Italia.

Il 27,5% delle imprese ha fatto ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni, in aumento rispetto al 21,7% del periodo precedente. Con riferimento alle imprese che occupano più di 15 dipendenti, la percentuale di ricorso alla Cassa Integrazione sale al 36,2% (precedente 34,1%). Tra le imprese che ne hanno fatto ricorso il 31,3% ha coinvolto oltre la metà dei propri addetti; con il 12,5% dei casi in cui è stato coinvolto tutto il personale aziendale (contro il 3,7% del precedente semestre). In media la Cassa Integrazione Guadagni ha coinvolto il 43,6% dei dipendenti (contro il 40,5% del primo semestre 2012).

GLI INVESTIMENTI

Il 60,1% delle imprese non ha investito negli ultimi sei mesi. Il 39,9%, al contrario, ha dichiarato di aver realizzato nuovi investimenti. Il 28,1% delle imprese ha realizzato investimenti materiali già da tempo rimandati; per il 13,5% dei casi i nuovi investimenti sono stati realizzati per sostituzione di quelli obsoleti.

Il 16,9% delle imprese ha realizzato investimenti immateriali.

Per quanto riguarda le modalità di finanziamento degli investimenti, in generale prevale l’autofinanziamento, anche a copertura dell’intera operazione di finanziamento. Nel 52% dei casi, gli investimenti materiali sono stati sostenuti unicamente con mezzi propri dell’impresa. Nel caso degli investimenti immateriali, la percentuale è attorno al 53%.

Per il 35,5% delle imprese intervistate l’incertezza dei mercati non ha offerto le prospettive adeguate alla programmazione di nuovi investimenti.

I PROBLEMI DI LIQUIDITA’ E I RITARDI DEI PAGAMENTI

Continuano ad essere forti i problemi di liquidità sopportati dalle PMI. “A incidere sulla liquidità delle imprese – ha spiegato Schena -, contribuiscono i ritardi nell’incasso delle forniture. Secondo la nostra rilevazione, il 73,6% delle imprese vanta crediti scaduti.  In media i crediti sono scaduti da 4,8 mesi, ossia 145 giorni”. I settori più colpiti sono stati quelli dei servizi alle imprese e alla persona, che hanno rapporti di fornitura di natura “non occasionale” con la Pubblica Amministrazione.

LE PREVISIONI PER IL 2013

Se la ripresa arriverà nel 2013 – ha detto Schena – . Con riferimento al primo Semestre 2013, il livello di fiducia degli imprenditori – rispetto all’evoluzione delle principali variabili economiche e finanziarie aziendali – è largamente orientato al pessimismo (45,7% del campione). Un’azienda su 3 non prevede per i prossimi sei mesi rilevanti novità. Circa un’azienda su 5, invece, si dichiara cautamente ottimista. Il 45,5% degli imprenditori si è dichiarato più pessimista, rispetto a sei mesi fa. Solo il 7,9% è più ottimista.

Le previsioni sugli investimenti sono in flessione: il 28,7% prevede di investire contro il 71,3% che non investirà.