Per la prima volta l’indice di parità di genere europeo ha raggiunto un punteggio del 70,2. I Paesi del nord-ovest registrano i dati più elevati, ma gli altri stanno migliorando in fretta. L’Italia è sopra le medie nell’ambito del potere, ma ha molta strada da fare ancora sul lavoro.
| In Europa esistono ancora profondi divari di genere in diversi ambiti come il lavoro, il denaro, l’istruzione e la gestione del tempo. L’indice di parità di genere, elaborato dall’istituto europeo Eige, permette di monitorare le disparità negli stati membri e i loro progressi nel tempo. |
| Nel 2023 l’Unione europea ha per la prima volta raggiunto un valore superiore a 70. I paesi che riportano i punteggi più elevati si trovano nell’Europa nord-occidentale, mentre quelli del sud avanzano rapidamente e quelli del centro ed est con maggiore lentezza. L’Italia è lo stato membro in cui dal 2013 si è registrato il miglioramento più marcato: +14,9 punti. Tuttavia in alcuni ambiti c’è ancora molta strada da fare: in particolare, nel settore lavorativo, dove il punteggio italiano è di quasi 9 punti inferiore alla media. |
Ciò che emerge dall’ultima rilevazione, pubblicata nel 2023 ma che fa riferimento principalmente a dati del 2021, è che l’indice di uguaglianza di genere in Europa è in aumento. Per la prima volta ha raggiunto un punteggio superiore a 70. Con un aumento di 1,6 punti rispetto all’anno precedente (l’incremento più marcato, su base annua, dal 2013 a oggi). Quest’ultima edizione, come evidenzia il report, integra anche dati da sondaggi relativi ai divari nelle attività sociali, individuali e di cura.
Complessivamente l’ambito in cui si riportano i valori più elevati è quello della salute (88,5), anche se le cifre sono ormai stagnanti e anzi hanno registrato un lieve calo rispetto al 2021. Seguono denaro (82,6, anch’esso ormai stabile), lavoro (73,8) e uso del tempo (68,5). Ultimi invece i domini relativi alla conoscenza (63,6) e al potere (59,1). Quest’ultimo è anche l’ambito rispetto al quale i valori dei vari stati risultano maggiormente eterogenei. Si tratta però anche del dominio che, nel medio periodo, vanta il maggior aumento (+17,2 punti dal 2010).
Il nord Europa è più avanti, ma il sud migliora in fretta
Gli stati europei si differenziano ampiamente tra loro per punteggio e quindi per parità di genere. L’area nord-occidentale registra ormai da tempo i valori più elevati, con la Svezia in testa (unica sopra gli 80). Mentre le cifre più basse si osservano nell’Europa orientale.
Sono i paesi del nord Europa a riportare i valori più elevati, primo tra tutti, come abbiamo accennato, la Svezia, con 82,2. L’Italia è al tredicesimo posto, ben di al di sotto di Francia e Spagna ma sopra la Grecia. Il nostro è il paese che però ha registrato il miglioramento più evidente rispetto al 2013: +14,9 punti. Anche Portogallo e Lussemburgo riportano aumenti notevoli, di oltre 13 punti. Meno marcato invece l’incremento nel caso dei paesi dell’Europa orientale, che pure riportano valori bassi. Oltre ad alcuni stati come Finlandia, Svezia e Paesi Bassi, che però partivano da cifre elevate.
Secondo Eige si possono identificare quattro tendenze a livello di andamento: paesi che stanno recuperando, ovvero che partendo da valori inferiori alla media la stanno raggiungendo (catching up); paesi che partendo da valori molto elevati stanno progredendo con lentezza e quindi avvicinandosi a una stabilizzazione (flattening); stati che invece, pur partendo da valori elevati stanno comunque progredendo rapidamente (outperforming); paesi che sono ancora lontani dalla media europea (slower pace).
Rientrano nel primo gruppo l’Italia e alcuni altri paesi dell’Europa meridionale (Malta, Cipro, Grecia), ma anche Bulgaria, Croazia e Lituania. Il secondo gruppo comprende principalmente paesi dell’Europa nord-occidentale (Belgio, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Paesi Bassi e Svezia), oltre alla Slovenia. Il gruppo degli outperformer comprende invece Spagna, Francia, Austria, Germania e Lussemburgo. Mentre nell’ultimo gruppo rientrano vari paesi dell’Europa centrale (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia), orientale (Romania e Polonia) e baltica (Estonia e Lettonia).
La situazione italiana
L’Italia, come accennato, è il paese il cui indice di uguaglianza di genere è più aumentato nel corso dell’ultimo decennio: ormai a 2 punti di distanza dalla media europea. È interessante analizzare i dati relativi ai singoli domini, per osservare in quali ambiti il nostro paese ha fatto i maggiori progressi e dove resta più strada da fare.
L’Italia registra valori superiori alla media negli ambiti di tempo, potere e salute e inferiori in quelli di lavoro, denaro e conoscenze. L’ambito in cui è più avanti rispetto alla media Ue è quello del potere (3,6 punti), mentre al contrario nel lavoro è 8,8 punti indietro. In questo ambito l’Italia è ultima in Europa.
Per quanto riguarda il miglioramento nel tempo, anche in questo caso è stato particolarmente evidente nell’ambito del potere. Nel 2013 infatti nel nostro paese si registrava un valore pari a 25,2 contro i 62,7 del 2023: un incremento pari a 37,5 punti. Dinamica ancora più evidente nel caso del sotto-dominio del potere economico: da 10,6 a 66,6, ovvero 56 punti di differenza. L’unico parametro peggiorato nel corso del decennio è quello della situazione economica (-2 punti), parte del dominio del denaro. Quest’ultimo complessivamente è aumentato, ma tra gli ambiti è quello con l’incremento di entità più bassa: +1,4 punti.
In quest’ultima edizione, Eige ha integrato l’analisi con un altro sotto-dominio, quello relativo alla violenza di genere. È un ambito che presenta delle criticità a livello di rilevazioni, per cui i dati disponibili sono ancora fortemente limitati, spesso anche obsoleti, e quindi difficilmente comparabili. L’indice è ricavato dai risultati di una serie di indagini sulle donne che hanno subito violenze o molestie e su rilevazioni sugli omicidi volontari da parte di (ex) partner o familiari. Mediamente l’indice si attesta a 27,2 (nel 2017), il valore più basso tra i domini e anche in questo caso l’Italia riporta un valore leggermente inferiore alla media (26,8).
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