Lo sviluppo internazionale di piccole imprese

Nei precedenti miei articoli pubblicati su questa rivista[1] ho descritto, spero in maniera sufficientemente chiara, i vari aspetti dei necessari progetti d’innovazione, sia quelli radicali e sia quelli evolutivi, che una piccola impresa deve saper gestire per realizzare un positivo processo di sviluppo economico e sostenibile nel suoi primi anni di attività. Ovviamente parte necessaria del processo di sviluppo, che una piccola impresa intende conseguire, è una sua attenta capacità di interpretare correttamente tutti i possibili bisogni del mercato locale in cui questa piccola impresa intende svilupparsi, che sono il punto di partenza per lo sviluppo della piccola impresa. Non solo bisogni già percepiti da molti potenziali clienti, ma anche nuovi bisogni che la piccola impresa interessata è capace di far emergere tra i potenziali clienti sempre all’interno del mercato locale scelto giustamente come primo obiettivo strategico.

Non è difficile immaginare che la stessa piccola impresa una volta avuto successo nel mercato locale, supponiamo di chiamarlo mercato provinciale, possa essere interessata ad entrare in un mercato leggermente più ampio e forse diverso, cioè quello regionale o addirittura in un mercato molto più ampio, per esempio quello nazionale. Ovviamente se queste scelte saranno gestite in maniera professionale la piccola impresa aumenterà il suo sviluppo avviandosi ad una dimensione media.

Ma è opportuno fare la seguente riflessione: avviato positivamente nei primi anni di attività della piccola impresa il suo sviluppo nel mercato provinciale, si apre per questa piccola impresa non solo la opportunità di verificare un suo positivo obiettivo di svilupparsi nel mercato regionale o addirittura nazionale, come qui sopra ho indicato, ma la piccola impresa potrebbe iniziare a pensare alla possibilità di una nuova aggiuntiva iniziativa per aumentare il suo sviluppo, che si può riassumere con l’obiettivo di cercare di entrare con successo in alcuni mercati internazionali, non in alternativa ma in aggiunta dei business locali od anche nazionali.

Lo strumento che la piccola impresa ha a disposizione, ancora una volta è il processo di innovazione, che ovviamente fin dall’inizio appare più complesso rispetto a quello iniziale, ed anche a quello successivo fino ad affrontare il mercato nazionale. Infatti pensando in generale al mercato internazionale non è affatto difficile per la piccola impresa intuire che il processo di innovazione deve essere più complesso, non lineare, deve essere orientato non soltanto ad aumentare le caratteristiche tecniche dei nuovi prodotti da offrire, ma anche che si deve basare su fattori immateriali, cioè una visione molto ampia del mercato, un forte aumento dell’efficienza dei fattori di distribuzione, una maggiore efficienza della catena di forniture, la partecipazione alle reti di imprese per la cooperazione e lo scambio di informazioni, ecc. [2]. Pertanto la stragrande maggioranza delle piccole imprese da sole non tentano neppure di andare nei mercati internazionali, ma aspettano che organizzazioni specializzate le aiutino concretamente ad andare nei mercati internazionali con successo. Infatti il piccolo imprenditore per decidere di andare su mercati internazionali, deve poter rispondere positivamente a ciascuna delle seguenti domande, ma se non sapesse da solo rispondere dovrebbe fare riferimento ad una organizzazione esterna che lo possa aiutare a rispondere positivamente:

D1: in quale mercato internazionale la mia impresa potrebbe avere interesse ad entrare ?

D2:  quale dei nostri business sarebbe opportuno e conveniente economicamente per quel mercato internazionale ?

D3:  insieme ai miei collaboratori ho le competenze tecniche, organizzative, gestionali, manageriali, promozionali, produttive, commerciali, ecc. per progettare in dettaglio e in modo esauriente questa iniziativa internazionale e per iniziare la conseguente attività produttiva ?

D4:  la mia impresa ha la necessaria quantità di risorsa finanziaria per coprire non solo tutti i costi della progettazione di dettaglio ma anche, terminata la progettazione, il necessario impegno per l’inizio della produzione e della commercializzazione dei prodotti realizzati, o altrimenti sappiamo come procurarcela ?

In generale appare molto evidente che una piccola impresa da sola non riesce a dare una risposta positiva a questa sequenza di domande, ha certamente bisogno di essere aiutata da una organizzazione esterna che l’aiuta a rispondere positivamente a questa sequenza di domande e ad operare di conseguenza.

Ecco allora che mi sembra interessante citare la metodologia per il sostegno all’internazionalizzazione di piccole imprese, che la Società Ce.S.I.TT., in cui sono coinvolto, ha progettato e realizzato e che sta promuovendo nei seguenti paesi: Messico, Germania, Turchia e Bulgaria. L’obiettivo strategico di Ce.S.I.TT. è la creazione di opportune reti internazionali tra la singola impresa italiana, opportunamente selezionata, e una costituenda nuova organizzazione.

Al fine di raggiungere gli obiettivi di cui sopra, Ce.SITT. ha recentemente istituito una nuova struttura, il “International Laboratory for Entrepreneurship and Innovation (ILEI)[3]. Questa struttura ha il compito di individuare un paese straniero in cui un gruppo di selezionate piccole imprese italiane, anche di settori differenti, siano interessate ad aprire opportune attività commerciali. Quindi ILEI cerca ed individua un’analoga organizzazione nel paese selezionato, che sia capace di individuare per reciprocità nel suo paese piccole imprese operative in settori anche diversi da quelli individuati in Italia da ILEI, ma che siano interessate al mercato Italiano. ILEI in collaborazione con l’individuata organizzazione similare mediante opportuni bandi seleziona giovani nel paese individuato, che siano interessati a collaborare in modo opportuno con la singola piccola impresa Italiana già selezionata, e reciprocamente individuare giovani Italiani che siano interessati a collaborare con le selezionate piccole imprese del paese straniero individuato.

Il punto importante da sottolineare è che la futura collaborazione tra la singola piccola impresa, sia quella Italiana e sia quella nel paese straniero, con un piccolo gruppetto di giovani dell’altro paese da selezionare, presuppone la costituzione nel paese reciproco di un nuova struttura, sia essa una struttura produttiva e commerciale, o solo un ufficio commerciale (vale a dire o una nuova società produttiva o solo una nuova filiale commerciale, oppure un adeguato franchising).

Per poter realizzare questo ambizioso progetto è necessario promuovere e gestire un solido Processo Formativo dei giovani selezionati sia in Italia e sia nel paese straniero individuato, e questo processo formativo sarà ovviamente centrato su tematiche focalizzate su come si attiva un opportuno sviluppo imprenditoriale.

Il Progetto, messo a punto da ILEI, è organizzato in sei Fasi, che includono un opportuno processo formativo dei giovani selezionati, basato sulla gestione dell’innovazione e dell’imprenditorialità, conoscenze che dovranno essere poi applicate in entrambi i paesi. I dettagli di questa complessa iniziativa saranno da me dettagliati nel prossimo numero di INNOVARE.


[1] INNOVARE N° 1  2011 Pag. 30-31; INNOVARE  N° 2  2011 Pag. 28-31  e  INNOVARE  N° 3 2011 Pag. 22-25.

[2] Si consultino, per esempio, alcuni articoli di Francesco Estrafallaces (CENSIS) sul tema.

[3] “Laboratorio Internazionale per l’Imprenditoria e Internazionalizzazione” di cui Eugenio Corti è il Direttore.

Eugenio Corti