L’innovazione radicale e l’innovazione evolutiva in una piccola impresa

Ho concluso il mio articolo apparso nell’ultimo numero della rivista INNOVARE [1] con le seguenti due domande: perché la maggior parte delle piccole imprese al termine di un interessante successo iniziale dopo la costituzione (successo che può durare anche qualche anno) vanno lentamente verso la crisi, cioè non riescono più con facilità a programmare un nuovo progetto d’innovazione, pur avendo dimostrato al momento della costituzione di essere un’impresa innovativa anche per un intervallo di tempo successivo abbastanza lungo ?  Perché una piccola impresa che ha successo dopo la sua costituzione e quindi è un’impresa innovativa, dopo i miglioramenti evolutivi delle caratteristiche di prestazione della sua offerta e i miglioramenti evolutivi del processo di produzione dell’offerta ha perso in buona parte la sua capacità innovativa ?

Per rispondere a queste due domande devo fare riferimento alla precisazione che ho fatto nel mio precedente articolo, cioè la costituzione di una nuova impresa dovrebbe essere preceduta da una soddisfacente analisi della validità imprenditoriale, cioè diremmo oggi da un “opportuno” progetto imprenditoriale, che dovrebbe dimostrare l’esistenza di una accettabile probabilità di successo per la futura impresa. Ho messo l’aggettivo opportuno tra virgolette, perché questo progetto dovrebbe essere realizzato nel migliore dei modi per rispondere a precise domande, a cui il futuro imprenditore, eventualmente con l’aiuto degli altri eventuali futuri soci-collaboratori, dovrebbe saper rispondere.

Schematicamente questa potrebbe essere la sequenza delle domande a cui un qualunque imprenditore di qualunque settore industriale o dei servizi dovrebbe cercare di rispondere con sufficiente precisazione dopo essersi convinto della sua idea imprenditoriale:

D1)  quali opportunità di mercato potrebbero essere raggiunte realizzando l’idea imprenditoriale ipotizzata ?

D2) come futuro imprenditore ho le idee chiare su come organizzare la futura offerta per cogliere le opportunità di mercato individuate, cioè quali dovrebbero essere le caratteristiche di appetibilità della futura offerta ?

D3)  come futuro imprenditore ho le idee chiare su come progettare in dettaglio tutte le attività della futura impresa per realizzare le offerte desiderate ?

D4)  in particolare come futuro imprenditore, eventualmente con l’aiuto dei miei collaboratori, ho  a disposizione tutte le conoscenze tecniche, organizzative, gestionali, economiche e finanziarie, promozionali, commerciali, ecc., necessarie per progettare, realizzare, produrre e commercializzare l’offerta finale ?

D5)  in particolare nell’ipotesi che io, come futuro imprenditore, non disponga di tutte queste conoscenze, so come procurarle in maniera soddisfacente ?

D6)  come futuro imprenditore, insieme ai miei eventuali collaboratori, nella certezza di possedere tutte le necessarie conoscenze, sono capace di usarle per raggiungere lo sperato obiettivo ?

D7)  finalmente come futuro imprenditore possiedo, o almeno so come procurarmi le necessarie risorse finanziarie, per poter coprire tutti i costi necessari per acquisire tutte le necessarie conoscenze ed usarle in modo utile e corretto ?

Da questa articolata lista di necessarie domande, a cui il futuro imprenditore deve necessariamente rispondere nell’ordine indicato, emerge che le necessarie conoscenze sono non solo numerose ma appartengono a numerosi filoni scientifici e culturali. Per cui emerge che per realizzare una nuova impresa non serve affatto la specializzazione singola, ma quasi sempre serve una opportuna collaborazione di specializzazioni che coprano tutti gli aspetti di conoscenza necessari.

Questa osservazione chiama in causa l’iniziativa recente nelle Università Italiane di promuovere Spin-off, cioè nuove imprese che nascono dal mondo della ricerca. Ottima idea ma spesso gli Spin-off universitari peccano di specializzazione di conoscenza e spesso non decollano per questa ragione e restano molto stretti ai gruppi di ricerca da cui sono nati.

Solo nelle Università in cui sono stati attivati opportuni Uffici di Trasferimento di Tecnologie, come ho descritto in un mio precedente articolo su questa rivista [2], questo problema, come altri, può essere superato. 

Ma dalla lista delle 7 domande, sopra indicate, emergono altri interessanti aspetti. Il primo è che nell’ipotesi positiva di rispondere positivamente a tutte le 7 domande, le risposte positive alle prime 6 domande mettono in evidenza la reale possibilità di realizzare la complessa gestione delle necessarie diverse conoscenze e del loro necessario uso. In altre parole non basta possedere tutte queste conoscenze ma è assolutamente necessario saperle usare. Pertanto la risorsa necessaria per realizzare l’obiettivo desiderato di costituire una nuova impresa, che abbia un buona probabilità di successo è la “ampia competenza” delle risorse umane coinvolte nella costituzione della futura impresa, intendendo per “competenza” non solo il possesso di specifiche conoscenze ma anche il saperle usare.

Ma subito dopo le 6 risposte positive è necessario realizzare un Progetto Esecutivo per la costituzione della futura impresa, e per far ciò è assolutamente necessario sostenere adeguati costi, il cui ammontare è parte integrante del Progetto Esecutivo.

Solo la settima domanda, la numero 7, fa riferimento alla seconda necessaria risorsa, quella finanziaria, per realizzare un Progetto esecutivo per la costituzione di una nuova impresa. Infatti la risorsa finanziaria è necessaria solo per coprire tutti i necessari costi per la realizzazione operativa del Progetto d’Innovazione. Infatti se non si ha un’adeguata risorsa finanziaria, che possa coprire tutti i costi necessari per realizzare il Progetto Esecutivo, la nuova impresa non si costituisce anche se gli interessati hanno tutte le necessarie competenze.

Da quanto ho detto si comprende chiaramente che se il futuro imprenditore rispondesse positivamente alla domanda 7, ma non sapesse rispondere positivamente ad una sola domanda delle prime 6 la nuova impresa sarebbe meglio non costituirla.

Ma da tutto questo appare chiaro che questo necessario Progetto Esecutivo è in sostanza un Progetto d’Innovazione Radicale di prodotto e di processo, come ho indicato nel mio ultimo articolo su INNOVARE citato, che è necessario alla costituzione della futura impresa, mentre durante il suo lungo avvio i più o meno piccoli miglioramenti dell’offerta come conseguenza del migliore incontro con i bisogni del mercato sono Progetti d’Innovazione Evolutivi o di prodotto o di processo che hanno l’obiettivo di mantenere sufficientemente alta l’appetibilità dell’offerta.

Da tutto questo si comprende molto bene che al momento in cui una nuova impresa, ancora micro o addirittura già piccola, non sa più attivare Progetti d’Innovazione Evolutivi, e quindi si accorge che la sua competitività tende a diminuire, cosa dovrebbe fare ?

Per cercare di rispondere a questa importante domanda possiamo dire che all’inizio questa nuova impresa, che ha avuto successo, ha certamente dimostrato di essere innovativa, ma poi soprattutto con la sua gestione dei Progetti d’Innovazione Evolutiva di processo poco alla volta ha modificato le sue competenze, i suoi obiettivi, in una parola la sua capacità innovativa.

Infatti tendere con forza ad un aumento dell’efficienza significa sempre di più imparare a fare bene le cose, e tendere a farle in maniera perfetta e quindi assolutamente ripetitiva. Non è difficile immaginare che la cultura aziendale della piccola impresa lentamente si modifica e tende a diventare la cultura di un’organizzazione che funziona così: “zitto e lavora”.

In altre parole la piccola impresa deve nuovamente imparare ad essere innovativa introducendo un secondo Progetto d’Innovazione Radicale di prodotto e di processo, simile a quello originario, ma attualmente in parallelo alle fasi conclusive della vita del primo prodotto/servizio che sopravvive, come ho già detto, con il residuo di tassi di frequenza dei progetti d’innovazione evolutiva di prodotto e di processo. Nel prossimo articolo affronterò questo ulteriore problema.

Eugenio Corti

 


[1]           Si veda il mio articolo nel n. 1  2011 della rivista INNOVARE.

[2]           INNOVARE, N° 4, 2008 pp. 16-18.