Tutti sanno quanto sia importante sostituire con le lampadine a risparmio energetico le classiche vecchie lampadine a incandescenza (che, vi ricordiamo, nel giro di pochi anni non verranno nemmeno più prodotte). Ma forse non tutti sanno che le lampadine a basso consumo non sono totalmente verdi. E’ vero che durano molto più a lungo e che consumano poca energia, ma al loro interno sono imprigionati veleni (come il mercurio) che, se immessi nell’ambiente, potrebbero essere molto pericolosi.
E così si sta rendendo necessario imparare a smaltire correttamente le lampadine a basso consumo quando si rompono o finiscono il loro ciclo vitale. Ikea , in collaborazione con il WWFe il consorzio Ecolight e , ha promosso un’iniziativa che prevede il recupero e il corretto smaltimento delle lampadine esauste.
Nei negozi Ikea Italia, fino al 31 agosto, è stato possibile ricevere la Bulb Box, una scatola di cartone, nella quale riporre tutte le lampadine fluorescenti esauste. Per ogni scatola piena recuperata, Ikea ha devoluto un euro al WWF e ha consegnato al cliente un buono valido per una confezione di tre lampadine a basso consumo da 110W.
Questa iniziativa, che è stata introdotta per la prima volta in Norvegia, si era posto l’obiettivo di raccogliere 100.000 lampadine esauste che altrimenti sarebbero state immesse nell’ambiente sotto forma di rifiuti. Le lampadine raccolte sono state trattate dal Consorzio Ecolight come rifiuti tossici (le lampadine a basso consumo hanno una dose minima di mercurio che,s e rilasciata nell’ambiente, è comunque sufficiente a contaminare 4.000 litri di acqua). Inoltre, con questa operazione, è stato anche possibile recuperare il vetro dei bulbi e riciclarlo.
Attendiamo ora che WWF, Ikea e Ecolight pubblichino i risultati della loro iniziativa.
Vi ricordiamo che, in seguito a una normativa europea, le lampadine a incandescenza verranno gradualmente, ma inesorabilmente dismesse. Non è più possibile acquistare lampadine “classiche” da 100 e da 75 watt (sono state le prime a sparire); entro il 2011 sarà la volta di quelle da 60W e da settembre 2012 tutte le altre minor potenza. In questo modo, l’Unione Europea stima di arrivare a risparmiare, nel 2020, circa 39 miliardi di kWh nel solo settore domestico, riducendo di oltre 15 milioni di tonnellate le emissioni di CO2.
La seconda buona notizia di questi giorni è che a 12 km al largo delle coste del Kent (più precisamente Foreness Point) è entrato in funzione il più grande parco eolico off-shore del mondo, il parco di Thanet. Le 100 turbine installate daranno energia a più di 200.000 famiglie della Gran Bretagna. Le turbine, alte 115 metri, si estendono per 35 chilometri quadrati (l’equivalente di 4.000 campi da calcio) e rimarranno in funzione per almeno 25 anni.
La Vattenfall, una delle aziende europee più importanti nella costruzione e gestione di impianti per il risparmio energetico, ha inaugurato il Thanet Offhshore Wind Farm con la consapevolezza che non sarà l’unico.
“Con Thanet Offshore Wind Farm, Vattenfall ha compiuto un passo importante verso raddoppiare la sua produzione di energia eolica fino al 2011 e noi continuiamo a condurre il senso in via di sviluppo eolica offshore. L’energia eolica sarà una pietra angolare di fornire sia la redditività e sostenibilità per Vattenfall negli anni a venire “, dice Øystein Løseth, CEO e Presidente di Vattenfall :” Questo progetto non sarebbe stato possibile senza il sostegno attivo del governo britannico e il suo impegno a favore delle energie rinnovabili. ” E’ infatti intenzione della Vattenfall aumentare, entro il 2011, il numero di parchi offshore e portarli a 9 centrali in 6 Paesi, fornendo così energia a più di 800.000 abitazioni.
Certamente una wind farm offshore implica un impegno economico non indifferente, ma ci auguriamo che qualcosa si possa fare anche in altre parti del mondo, distribuendo così energia pulita a più famiglie e abbassando, di conseguenza, il consumo di petrolio.
Barbara Martello
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