A dieci anni dalla sua costituzione per il Consorzio Api Energia è tempo di bilanci e di anticipazioni sui progetti futuri. Abbiamo fatto alcune domande a Giovanni Capra che ha partecipato alla costituzione del consorzio e che oggi da Presidente, alla guida di una squadra efficiente e collaudata, punta a consolidare i risultati raggiunti e lavora a nuovi obiettivi.
Come sono stati questi dieci anni alla guida del Consorzio Energia? Sono stati intensi e ricchi di soddisfazioni. Abbiamo scommesso sulla voglia di aggregazione delle imprese e sulla sfida che offriva la liberalizzazione del mercato energetico. Certo, come spesso accade in Italia, le promesse non sempre sono state mantenute, la burocrazia è rimasta e i balzelli pure, senza dimenticare la questione del gas partita con estremo ritardo. Tuttavia come diciamo noi imprenditori, mai lamentarsi. Anzi nei primi anni abbiamo avuto performance molto interessanti. Ora è più difficile.
Cosa è cambiato nel mercato dell’energia? Tanti fornitori, uguale a tanta concorrenza, uguale a tariffe più convenienti: oppure no?Se parlassimo in senso astratto dovrebbe essere così. In realtà dopo un iniziale periodo di assestamento i principali fornitori hanno fatto “cartello” e adesso il risparmio si è ridotto notevolmente. Inoltre i contratti di fornitura sono difficili da capire e da confrontare e soprattutto sono pieni di clausole che in alcuni casi limitano, se non addirittura annullano, l’effettiva riduzione delle tariffe. Spesso il vero valore aggiunto di un consorzio come il nostro non è solo nel far ottenere un risparmio ma soprattutto nel fornire all’azienda gli strumenti per valutare e scegliere l’offerta migliore.
Cosa prevedete per quest’anno? Com’è andato il rinnovo del contratto? Il contratto per quest’anno lo abbiamo sottoscritto nell’ultimo trimestre 2009. Pensiamo di aver scelto la soluzione migliore per le esigenze dei consorziati e soprattutto considerata la situazione del mercato. Ma la vera novità di quest’anno è quella di aver deciso di arrivare al rinnovo a metà anno, senza attendere il periodo concitato di fine anno e per sfruttare al massimo le migliori performances. L’aver scelto questa forma di contratto, anche grazie alla disponibilità del fornitore attuale, ci offre l’opportunità di confrontarci per un rinnovo contrattuale che tenga conto della situazione di mercato e che consenta una valutazione attenta ed equilibrata.
Fino ad ora quali sono le durate consuete dei contratti di fornitura? Bloccare i prezzi per più tempo non consente forse di spuntare tariffe migliori e slegare il costo dalle fluttuazioni di mercato? In realtà non è proprio così. Bisognerebbe essere degli indovini per prevedere il prezzo del greggio o degli altri fattori cui si lega prevalentemente il costo dell’energia. Il nostro obiettivo è quello di ridurre la durata dei contratti per essere sempre pronti a cogliere le variazioni dei prezzi e offrire alle aziende il profilo tariffario migliore. E’ un impegno pesante per noi e una sfida che i fornitori dovrebbero affrontare: nel mercato dell’energia individuare il contratto migliore è un vantaggio per i clienti e per i venditori.
Se il mercato energetico è cambiato, le aziende cosa cercano oggi rispetto a dieci anni fa? Quando mi fanno questa domanda mi piace usare la metafora del sarto. Le aziende infatti cercano un vestito su misura. Il consorzio è come un sarto che acquista grandi quantità di stoffa e poi realizza completi adatti al gusto e alle esigenze del cliente. Ogni azienda consorziata produce in modo differente e ha pertanto diverse esigenze energetiche: c’è chi consuma di più di notte e chi ha un’attività di produzione solo diurna; chi lavora su turni e in modo costante e chi invece ha picchi di attività che impongono una gestione completamente diversa della fornitura.
Ma se il contratto è unico come si può differenziare la fornitura?Questa è un’altra delle nostre sfide. Vorremmo fare contratti generali, una sorta di “contratti quadro”, che poi prevedono forniture personalizzate per ciascuna azienda. Addirittura ci piacerebbe poter lavorare con diversi fornitori perché l’obiettivo di tutti dovrebbe essere quello di rispondere alle esigenze delle singole aziende. Per questo noi abbiamo individuato almeno una decina di gruppi omogenei di consumo all’interno dei consorziati. E l’abbiamo potuto fare, questo ci tengo a dirlo, perché partiamo da una banca dati sui consumi energetici, raccolta in dieci anni di presenza sul territorio e con la politica dei piccoli passi.
Quali saranno i vostri punti di forza per i prossimi anni? L’Energia, tutti la vogliono. Il risparmio energetico, tutti ci sperano. Fonti rinnovate e pulite, tutti ne parlano. Nella realtà quasi tutti sprechiamo energia, gli investimenti per risparmiarla sono irrisori e le leggi e i finanziamenti non ci aiutano. Allora pensiamo di puntare sui servizi legati alla fornitura. Il monitoraggio dei consumi, le convenzioni con le aziende che offrono impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, l’assistenza nell’ottimizzazione della gestione energetica, il controllo dei contratti e dell’applicazione delle condizioni. Il risparmio non è più sufficiente. Forse è meglio capire come e perché si consuma e avere gli strumenti per migliorare, invece che cercare semplicemente di spuntare il prezzo migliore e sperare in un abbassamento continuo delle tariffe che non potrà continuare per sempre.
Ultima domanda, quella delle cento pistole: e la crisi? Ne siamo fuori o è ancora presto per vedere la luce? Non lo so. A rischio di ripetere cose dette da altri confermo che è una crisi a scacchiera. Colpisce alcuni settori (e questo inizio 2010 è se possibile ancora peggio del 2009) e ne salva altri. Sicuramente se prendiamo come indice il consumo di energia, nel 2009 si è assistito ad una contrazione dei consumi energetici che evidenzia la difficile congiuntura economica. Noi potremmo essere considerati quasi come un “barometro” dell’economia: i dati del consumo energetico non possono essere bugiardi. Nel 2010 qualcosa si muove ma è presto per dare indicazioni chiare. Siamo imprenditori, dobbiamo essere ottimisti.
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