Colombo di Confapi in Senato “Non uccidete la timida ripresa”

Accompagnato dal direttore generale Armando Occhipinti, una delegazione di Confapi guidata da Franco Colombo – componente della giunta nazionale nonché presidente di Confapindustria Lombardia e Api Varese – è stata protagonista dell’audizione presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato nell’ambito delle attività di consultazione sul disegno di legge per la riforma del sistema dei Confidi ma anche sul delicato tema della fiscalità.

Le considerazioni fatte da Colombo sono partite dal fatto che “la ripresa dell’economia italiana, pur in presenza di segnali di maggiore fiducia da parte delle imprese, stenta ancora ad avviarsi. Il principale sostegno al prodotto continua a provenire dall’andamento dell’interscambio con l’estero, anche se emergono dei segnali di miglioramento di alcune componenti della domanda interna”. “Nel primo trimestre di quest’anno – ha sostenuto Franco Colombo – il Pil italiano è diminuito dello 0,1 per cento rispetto al trimestre precedente. In questo periodo la domanda estera netta si è confermata la principale fonte di sostegno alla crescita”. Nonostante il miglioramento del clima di fiducia delle imprese la produzione industriale non ha ripreso a crescere. Nel primo trimestre del 2014 gli investimenti in macchinari e attrezzature hanno registrato il primo aumento dopo circa tre anni di calo. “L’accumulazione di capitale – parola sempre di Confapi – è però ancora frenata dall’incertezza dell’andamento della domanda e dagli ampi margini di capacità produttiva inutilizzata: il Paese sembra affacciarsi timidamente sulla via della crescita, come molti indicatori economici confermano, c’è bisogno pertanto di stimoli che vanno ben oltre il semplice taglio dell’Imu o l’accorpamento della stessa con la Tares”.

SEMPLIFICAZIONI FISCALI

Entrando nel merito dello schema di decreto legislativo, le misure di semplificazione fiscale per le aziende mirano ad avviare un percorso di riavvicinamento tra fisco e imprese attraverso la riduzione delle comunicazioni che le imprese devono effettuare, l’eliminazione dei doppioni, la semplificazione delle richieste di autorizzazione, la facilitazione di restituzione dei crediti fiscali vantati dalle imprese.

Sul fronte Iva vengono riviste le procedure per l’esecuzione dei rimborsi, che risultano a credito, e l’aumento dell’ammontare dei rimborsi che possono essere eseguiti senza alcun adempimento (che passa dagli attuali 5.000 euro a 15.000 euro). Per gli importi superiori non è più necessaria la prestazione della garanzia a favore dello Stato (salvo alcuni casi considerati particolarmente a rischio), sarà invece sufficiente che la dichiarazione da cui emerge il credito sia accompagnata dal visto di conformità o dalla sottoscrizione alternativa. Si stabilisce che per i contribuenti non a rischio l’ammontare dei rimborsi non ha tetto; vengono inoltre individuate le ipotesi di rischio che rendono necessaria la garanzia. Per rendere più facile il rimborso dei crediti d’imposta e degli interessi in conto fiscale, si prevede che l’erogazione da parte dell’agente della riscossione dovrà essere effettuata senza che il contribuente debba presentare alcuna richiesta degli interessi maturati. Per i sostituti d’imposta, vengono introdotte norme che puntano a semplificare le operazioni di compensazioni e rimborsi e favorire la trasparenza. Per agevolare le società, negli adempimenti burocratici, a partire dalla dichiarazione dei redditi 2015 è prevista una razionalizzare delle comunicazioni relative all’esercizio di opzione, eliminando diversi modelli che attualmente le aziende devono presentare, accentrando nella dichiarazione Irap diverse comunicazioni: della comunicazione relativa all’esercizio dell’opzione per il regime di trasparenza fiscale, del consolidato nazionale, della tonnage tax, della determinazione del valore della produzione netta. Vengono inoltre previste semplificazioni anche per le società o enti che non hanno sede legale o amministrativa in Italia. Si propone la soppressione della norma attuale, che prevede l’obbligo di indicare nella dichiarazione dei redditi l’indirizzo e un rappresentante per i rapporti tributari (si tratta di dati che l’amministrazione ha già a disposizione). Per le società di persone si interviene razionalizzando sia le modalità di presentazione sia i termini di versamento nei casi di operazioni straordinarie. Il versamento del saldo Irap e relativo alla dichiarazione dei redditi, da parte delle persone fisiche e delle associazioni dovrà essere effettuato entro il 16 giugno dell’anno di presentazione della dichiarazione. Viene invece stabilito un termine ‘mobile’ nei casi di operazioni straordinarie poste in essere dalle società di persone. Cambia la normativa che riguarda le società che fanno affari con i paesi black list: la comunicazione delle operazioni diventa annuale (attualmente è trimestrale o mensile). Inoltre si innalza a 10.000 euro il tetto di esonero, entro il quale non scatta l’obbligo di inserimento nella comunicazione. Per assicurare una maggiore armonizzazione della disciplina Iva nazionale al diritto dell’Ue, si prevede che all’atto dell’attribuzione della partita Iva il contribuente possa richiedere, contestualmente, l’inclusione nella banca dati dei soggetti passivi che effettuano operazioni intra-Ue. Per le concessioni relative alla costituzione e all’esercizio delle opere pubbliche, viene cancellata la richiesta di autorizzazione attualmente prevista per ogni modifica di piani di ammortamento delle concessionarie.

A PIU’ LARGO RESPIRO

La strategia annunciata dal Governo per stimolare il rilancio e la crescita del nostro Paese, si basa anche sulla riduzione degli oneri fiscali e degli adempimenti delle imprese, sul taglio del cuneo fiscale e su interventi volti a migliorare il funzionamento del mercato del lavoro, con l’obiettivo di rilanciare gli investimenti e la competitività del tessuto produttivo italiano, e dare nuovo impulso ai consumi e quindi all’economia e alle imprese stesse. Una vera riforma fiscale rappresenta lo strumento indispensabile per realizzare un cambiamento sostanziale a partire dalla modifica di un sistema tributario che deve tener conto dei radicali cambiamenti sociali ed economici intervenuti in quarant’anni, ricostruendo un patto di fiducia fra Stato e cittadini. Un sistema tributario italiano, squilibrato, spesso difficile da comprendere e da gestire, in un contesto di riforma deve prendere atto della struttura del sistema delle imprese in Italia, caratterizzato nella stragrande maggioranza da piccole e medie imprese, attuando una fiscalità orientata a considerare le PMI come una risorsa. Un fisco che non riflette la reale situazione del Paese, che non tiene conto delle diverse attività lavorative e che non guarda alla competitività delle imprese, soffoca e rallenta la crescita, scoraggia le scelte degli investitori e non genera lavoro. E poca crescita significa disoccupazione, scarsa competitività, minore produttività e povertà.

La CONFAPI ritiene indispensabile ridurre il carico fiscale su lavoro e imprese, per aumentare il reddito disponibile delle persone e riequilibrare la tassazione sui fattori produttivi. Per questo:

  • va ridotto il prelievo sui redditi da lavoro attraverso maggiori detrazione così da aumentare il reddito disponibile e rilanciare i consumi;
  • va eliminata la componente lavoro dalla base imponibile IRAP, così da favorire e non penalizzare, le imprese che assumono e investono in capitale umano;
  • vanno rese strutturali le attuali misure sperimentali di detassazione e decontribuzione per l’incremento della produttività del lavoro;
  • vanno incentivate le imprese a sostenere investimenti in ricerca, innovazione, sviluppo e trasferimento tecnologico attraverso una misura stabile ed automatica di agevolazione fiscale (anche nella forma del credito d’imposta) per gli investimenti delle imprese.

Per concorrere efficacemente in mercati globali sempre più esigenti e competitivi, occorre utilizzare la leva fiscale per rilanciare gli investimenti produttivi e il rinnovo tecnologico delle imprese, nonché il loro rafforzamento patrimoniale. Occorre agire anche sul rapporto tra impresa e fisco, semplificando la disciplina e alleggerendo tutti quegli oneri fiscali che attualmente sono previsti a carico delle PMI. CONFAPI ritiene assolutamente fondamentale diminuire il carico di adempimenti a carico delle PMI: va approntata una sostanziale deregulation concepita in modo tale da alleviare i costi amministrativi aziendali ponendo a presidio adeguate sanzioni pecuniarie qualora le piccole imprese in particolare risultino non essere in regola con i pagamenti o con la trasparenza contabile ove obbligatoria.

ULTERIORI SPUNTI CONFAPI IN MATERIA DI POLITICHE FISCALI

Come già segnalato qualche mese fa, la politica economica e fiscale non può prescindere da interventi mirati in funzione delle peculiarità relative all’aspetto dimensionale delle imprese. Occorre prendere atto che tutti i più evoluti sistemi fiscali, hanno da tempo recepito questo concetto, prevedendo una fiscalità specifica a seconda delle caratteristiche dimensionali delle imprese. In tal senso le seguenti proposte:

IRAP: Occorre modificare il sistema della deduzione IRAP di cui all’art. 11 comma 1, lett. a) D.Lgs. 446/97 (deduzione forfettaria per lavoratore dipendente), in modo che vengano agevolate, ai fini della determinazione dell’IRAP, le realtà nelle quali il costo della manodopera incide maggiormente sul valore della produzione imponibile ai fini IRAP. Tale risultato è facilmente conseguibile prevedendo differenti importi forfettari a seconda dell’incidenza del costo del personale sul valore della produzione imponibile ai fini IRAP. Calcolo questo che viene già svolto dalle imprese per determinare la quota parte di IRAP pagata sul costo del lavoro, ai fini della deducibilità dall’IRES/IRPEF ai sensi dell’art. 2 D.L. 06/12/2011 n. 201. L’attuale meccanismo fa si che anche una società in perdita, con rilevante costo del lavoro ed/o interessi passivi, possa pagare ingenti somme ai fini IRAP, in violazione del principio della capacità contributiva di cui all’art. 53 Costituzione

IRES: l’IRES è una imposta proporzionale e personale con aliquota del 27,50 %. E’ necessario applicare a tutto il sistema tributario il criterio di progressività del tributo ai sensi dell’art. 53 della Costituzione. Quindi anche ai soggetti IRES (come avviene per esempio negli USA). Diversamente occorre pensare ad una riduzione dell’aliquota IRES per i soggetti che non superino una determinata soglia di reddito (Regno Unito, Olanda, Spagna). Significativo è il caso della Spagna dove l’aliquota de “Impuesto sobre sociedades” è fissata dal 2008 al 30% . Dal 1° gennaio 2011 le piccole e medie imprese (Empresas de Reducida Dimensión) che fatturano fino a 10 milioni di euro sono soggette a un’aliquota ridotta del 25% per la base imponibile fino a 300.000 euro (30% per la quota che supera tale soglia). Due differenti aliquote, inoltre, trovano applicazione nei riguardi delle imprese che fatturano fino a 5 milioni di euro e con meno di 25 dipendenti: 20% fino a 300.000 euro, 25% per la rimanente base imponibile. Ciò permetterebbe ai piccoli e medi imprenditori, che non distribuiscono dividendi, ma investono nella propria impresa di disporre di maggior capacità di spesa da impiegare in risorse aziendali. E’ evidente, infatti, che minore è l’utile dell’impresa e maggiore è il costo marginale di un investimento. Ciò permetterebbe di calmierare tale fenomeno.

ECCEZIONE ALL’APPLICAZIONE DELL’ART. 96 TUIR, “INTERESSI PASSIVI”: la norma di fatto rinvia la deducibilità degli interessi passivi nel momento in cui si verifichino determinate condizioni. Ciò comporta un immediato allargamento della base imponibile nel momento in cui tali interessi fossero eccedenti al 30% del ROL. Tale norma è stata estrapolata dal sistema fiscale tedesco, tralasciando le eccezioni che esso prevede proprio a favore di quelle imprese per le quali il ricorso al credito risulta da un’effettiva esigenza di fabbisogno finanziario “vitale” e non da una strategia di sottocapitalizzazione volta a sfruttare eventuali vantaggi fiscali.

Si ritiene necessario recepire in toto la norma tedesca introducendo le eccezioni ivi previste.

POTENZIAMENTO FONDO CENTRALE:

– Ripristino della percentuale di copertura della controgaranzia al 90%

Nell’ottica della semplificazione operativa di funzionamento del Fondo per renderne più tempestivo e certo l’intervento, risulta necessario rivedere la disciplina che da poco ha imposto la possibilità di concedere la garanzia del Fondo esclusivamente su operazioni ancora da deliberare da parte delle banche, la quale non solo non consente liberamente al Confidi di scegliere lo strumento col quale controgarantirsi, ma ha fatto registrare un notevole allungamento dei tempi sia per l’attività del Confidi che per la concessione e l’erogazione del credito nei confronti delle PMI.

RETI DI IMPRESE:

La creazione di una rete di confidi ha come obiettivo la possibilità di allargare la base di operatori accreditati dal Fondo Centrale, con ricaduta positiva all’accesso al credito sulle PMI, e vantaggi individuabili nell’abbattimento dei costi fissi relativi a sostenere l’onere dell’operatività con il FCG ed eventualmente nella gratuità dei costi di commissione una tantum al pari di quello che succede già per le imprese di rete.