Che la crisi sia tuttora in corso è ormai più che un’opinione condivisa da tutti. E’ un fatto. La catastrofe della Grecia è solo un segnale, il più clamoroso, della crisi economica e sociale che sta investendo l’intero mondo occidentale, Europa e Stati Uniti d’America. Viviamo in un’atmosfera sospesa, con le autorità monetarie e politiche dell’intera Europa alla ricerca affannosa di una soluzione, di uno schema nuovo per gestire quello che a tutti gli effetti è il passaggio più difficile che l’economia mondiale si trova a vivere dal dopoguerra ai giorni nostri: si è parlato con preoccupazione di pericolo per la sopravvivenza dell’Euro, di potere incontrollato della finanza globale, di tentazioni di Europa a due velocità, addirittura di prospettive di un Euro di serie A e uno di serie B.

Anche i più quotati analisti internazionali, da Krugman a Bernanke a Sen, faticano a trovare una ricetta per l’uscita dal tunnel, probabilmente perché si tratta di un tunnel dal percorso nuovo e finora sconosciuto.

In questo panorama oscuro, l’Italia ha finora retto meglio di altri Paesi come la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda, in virtù del suo sistema bancario fondamentalmente solido e soprattutto grazie alla tradizionale propensione degli italiani al risparmio, che finora ha costituito, tutto sommato, la più efficace forma di “ammortizzatore sociale” per le famiglie. Ma i risparmi, si sa, prima o poi si esauriscono, e allo stesso modo sono destinati ad esaurirsi i veri e propri ammortizzatori sociali, che il Governo italiano ha messo in campo a piene mani, attingendo ai fondi per la cassa integrazione guadagni.

Di fatto, come era ampiamente previsto e prevedibile, la crisi finanziaria ed economica si è tradotta in crisi del sistema delle aziende e in conseguente crisi occupazionale.

Particolarmente le piccole e medie imprese stanno soffrendo. Da un lato per la loro congenita difficoltà a posizionarsi sul mercato globale, per motivi di dimensionamento e di economia di scala. Dall’altro perché spesso legate a filo doppio alla catena delle subforniture nei confronti delle grandi aziende, private e pubbliche, nonché della Pubblica Amministrazione. Il taglio, il ridimensionamento delle subforniture, la tendenza a internalizzare funzioni e lavorazioni a suo tempo esternalizzate da parte della grande impresa, il dilatarsi oltre ogni limite di sopportabilità dei pagamenti, la difficoltà a reperire il credito, sono tutti fattori che accelerano spesso drammaticamente la crisi delle PMI.

Si salvano le imprese, anche piccole, che sono riuscite, con immani sforzi e difficoltà, a scavarsi una nicchia di mercato, ad innovare il prodotto e il processo produttivo. Questo si è tradotto in recupero della produttività e aumento della produzione, ma non necessariamente in aumento o almeno in tenuta dei livelli occupazionali.

I nostri piccoli e medi imprenditori, primo fra tutti il presidente di Confapi e di Fapi, Paolo Galassi, lamentano che le innovazioni realizzate in azienda, con l’introduzione di nuovi macchinari e nuove tecnologie, si traducono spesso in fenomeni, dolorosi quanto inevitabili, di riduzione del personale: un fenomeno di fronte al quale l’intero sistema produttivo italiano, e le stesse istituzioni, si trovano impreparate a reagire.

Dal nostro osservatorio personale, quello del Fondo Formazione PMI, questo fenomeno trova purtroppo una conferma nei dati di crescita degli associati nel corso del 2009. Dai dati forniti dall’INPS e validati dal Consiglio di Amministrazione del Fapi, emerge che le imprese associate al nostro Fondo sono passate da 48.562 nel 2008 a 51.931 nel 2009, con un incremento del 7 per cento, mentre i lavoratori iscritti sono passati da 514.641 nel 2008 a 523.518 nel 2009, con un incremento di appena l’1,7 per cento.

In estrema sintesi, questo sta a significare due cose: che si sono iscritte nuove aziende di minori dimensioni, e che le aziende ormai fidelizzate hanno diminuito complessivamente la propria base occupazionale.

Lo stesso ricorso alla cassa integrazione guadagni e i tassi ufficiali relativi agli occupati, ai disoccupati e soprattutto agli inoccupati, forniscono dati contrastanti. Sotto traccia serpeggia la consapevolezza che sempre più lavoratori in età avanzata (over 50) e in possesso di qualifiche non elevate entrano nel circuito senza speranza dei senza lavoro, e che fasce consistenti di lavoratori ancora in attività vanno ad alimentare la giungla del sommerso. Per non parlare dei giovani in cerca di prima occupazione, per i quali si assottigliano sempre più le speranza di trovare un posto di lavoro; fenomeno che assume connotazioni veramente drammatiche nelle regioni del mezzogiorno.

In questo scenario, il Fapi ha tentato di intervenire, e possiamo dire subito che il tentativo è andato a buon fine. L’Avviso 3-2009 “Finanziamento a sportello di Piani di formazione continua per il sostegno di imprese e lavoratori in stato di crisi”, predisposto sullo scorcio dell’anno passato e pubblicato ai primi di marzo del 2010, ha infatti introdotto, per la prima volta, il meccanismo innovativo dello “sportello”.

Si tratta di un Avviso esplicitamente riservato alle imprese, soprattutto piccole e medie, che dichiarano e sottoscrivono con le rappresentanze sindacali dei lavoratori lo stato di crisi fornendo il verbale di attestazione della condizione di sospensione dal lavoro (cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga) e/o riduzione dell’orario (il cosiddetto contratto di solidarietà difensiva) dei lavoratori, sia dipendenti a tempo indeterminato o determinato, sia apprendisti, sia infine i collaboratori a progetto con contratto in essere, a rischio di perdita del posto di lavoro.

Come per tutti gli altri Avvisi del Fapi, ad esclusione di quelli tematici (ad esempio sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro) è ammissibile a finanziamento qualsiasi tipologia di attività di formazione continua, dall’informatica alle lingue, dalla formazione tecnica a quella gestionale e organizzativa, dall’aula tradizionale al training on the job, dall’affiancamento alla formazione a distanza. Nell’intento di contribuire all’innalzamento qualitativo dell’offerta formativa, l’Avviso ha inteso dare priorità e premialità di punteggio, nella valutazione dei Piani e progetti formativi presentati dalle aziende, direttamente o con l’assistenza degli enti di formazione, all’integrazione della proposta con i processi di riorganizzazione/qualificazione che possono favorire le condizioni di riposizionamento competitivo dell’impresa ed il rafforzamento delle competenze dei lavoratori; alla presenza di modelli formativi innovativi quali per l’appunto il training on the job, la formazione in situazione, il coaching, l’affiancamento; e ancora la presenza di sistemi di monitoraggio e valutazione dei risultati raggiunti con la formazione nonché di attestazioni o certificazioni riconosciute degli esiti del processo di apprendimento.

Un’ulteriore innovazione è costituita dall’Incentivo alla partecipazione alla formazione, introdotto per la prima volta in un Avviso Fapi. Si tratta di un incentivo corrisposto al lavoratore posto in formazione durante il periodo di crisi, concepito sotto forma di “bonus” con un massimale di 6 Euro per ogni ora di attività formativa. L’incentivo, finanziato dal Fapi all’interno dei costi riconosciuti per ogni progetto formativo, viene erogato dall’azienda beneficiaria al lavoratore, attraverso due modalità, a scelta: il cosiddetto “bonus incentivo”, ai sensi del T.U.I.R. (art. 51, comma 3) per un importo complessivo a partecipante fino a un massimo riconosciuto di Euro 258,23; oppure il cosiddetto “bonus rimborso”, composto da un buono pasto giornaliero di Euro 5,29 per ogni giornata formativa, le spese di trasporto giornaliere sostenute per la partecipazione ai corsi sulla base di giustificativi di spesa, e infine un’indennità di partecipazione di Euro 3 per ogni ora di partecipazione alle attività formative.

Un piccolo sforzo in più messo in atto dal Fapi per incentivare la formazione dei lavoratori in stato di crisi e per sostenerli anche finanziariamente in un passaggio difficile della loro vita lavorativa.

Ma forse l’innovazione più significativa introdotta con questo Avviso è quella del meccanismo “a sportello”. In pratica, dall’apertura dei termini dell’Avviso, ogni azienda, purchè in possesso dei requisiti minimi richiesti, può presentare domanda di contributo per la formazione in qualsiasi momento. Le domande vengono ricevute e valutate immediatamente dal  Nucleo Tecnico di valutazione Nazionale del Fapi, che lavora senza soluzione di continuità, verificando il sussistere dei requisiti di ammissibilità della domanda e attribuendo un punteggio sulla base della apposita griglia di valutazione. Se il Piano è finanziabile, la domanda viene subito ammessa a contributo con delibera del Consiglio di Amministrazione oppure, per accelerare ulteriormente i tempi, con  determina presidenziale, successivamente ratificata dal Consiglio di Amministrazione. La graduatoria dei Piani finanziati rimane aperta costantemente, fino all’esaurimento delle risorse disponibili, e i Piani approvati e finanziati vengono pubblicati sul sito del Fapi, non più in ordine decrescente di punteggio conseguito, ma in ordine cronologico di ammissione: il primo Piano finanziato può anche aver ottenuto, poniamo 65 punti su 120, e il secondo 120 su 120: poco importa.

In questo modo, dalla domanda di contributo all’erogazione del primo acconto, che non è più del 50 ma dell’80 per cento del finanziamento, trascorrono pochi giorni. E’ facile comprendere come questo meccanismo venga incontro alle esigenze di immediatezza delle aziende – perché la crisi è “qui e ora”, non tra due mesi – e risponda perfettamente alle carenze finanziarie e alle tempistiche di cantierabilità immediata delle attività formative, spesso unica soluzione durante lo stato di crisi.

La risposta del sistema delle imprese Fapi è stata immediata e significativa. Dopo soli due mesi e mezzo di apertura dello sportello crisi, sono pervenuti al Fondo e sono stati finanziati 39 Piani formativi che hanno coinvolto 135 aziende per un totale di 844 lavoratori in cassa integrazione posti in formazione. Le domande sono pervenute da Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania e hanno visto la presentazione di 35 Piani aziendali, 2 Piani territoriali interaziendali e 2 Piani settoriali. Il settore maggiormente coinvolto è stato il metalmeccanico, ma sono stati presentati Piani anche per le aziende dei settori edilizia, servizi, gomma-plastica, grafico-editoriale. In sede di valutazione dei Piani è stata particolarmente apprezzata la qualità e la serietà dei progetti formativi presentati.

Risultato: in breve tempo, sono state esaurite le risorse inizialmente stanziate, pari a 1,5 Milioni di Euro, e in questi giorni il Fondo sta provvedendo al rifinanziamento dell’Avviso.

Può essere, e certamente è, una goccia nel mare della crisi delle piccole e medie imprese italiane e dei lavoratori, ma si tratta di una goccia di qualità e soprattutto di concreta e tangibile sostanza. Ancora una volta il Fapi può dire di aver fatto la sua parte.

Giorgio Tamaro
Direttore Generale FAPI – Fondo Formazione PMI