Vista da Shanghai, l’Italia che si presenta alla Cina attraverso il suo padiglione è un’Italia diversa dai soliti stereotipi, una Italia che entusiasma, che sembra, davvero, tornata protagonista.
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Pur rappresentando soltanto il 16% della superficie terrestre globale, le regioni più a nord del nostro pianeta – quelle al di sopra della latitudine di 50° N – immagazzinano oltre la metà del carbonio presente nei suoli della Terra. Fino ad oggi, l’attenzione pubblica si è concentrata sullo scioglimento del ghiaccio artico come uno degli indicatori del cambiamento climatico. Nel terreno della regione del permagelo settentrionale si trovano però 1700 miliardi di tonnellate di carbonio organico, il cui disgelo potrebbe provocare un sostanziale rilascio di gas serra nell’atmosfera, che a sua volta aumenterebbe ulteriormente il riscaldamento globale. L’Atlante del suolo della regione settentrionale circumpolare (The Soil Atlas of the Northern Circumpolar Region), pubblicato oggi dal Centro comune di ricerca della Commissione (JRC), è la prima raccolta contenente tutte le informazioni disponibili su questa quantità di carbonio ritenuto, nonché altri dati importanti sui suoli settentrionali. L’atlante costituirà perciò un prezioso aiuto scientifico per lo sviluppo di modelli del cambiamento climatico e dello sviluppo sostenibile.
Che la crisi sia tuttora in corso è ormai più che un’opinione condivisa da tutti. E’ un fatto. La catastrofe della Grecia è solo un segnale, il più clamoroso, della crisi economica e sociale che sta investendo l’intero mondo occidentale, Europa e Stati Uniti d’America. Viviamo in un’atmosfera sospesa, con le autorità monetarie e politiche dell’intera Europa alla ricerca affannosa di una soluzione, di uno schema nuovo per gestire quello che a tutti gli effetti è il passaggio più difficile che l’economia mondiale si trova a vivere dal dopoguerra ai giorni nostri: si è parlato con preoccupazione di pericolo per la sopravvivenza dell’Euro, di potere incontrollato della finanza globale, di tentazioni di Europa a due velocità, addirittura di prospettive di un Euro di serie A e uno di serie B.
Noi Italiani siamo tra i maggiori consumatori al mondo di acque minerali, con un consumo medio annuo di circa 200 litri pro capite. Facendo un semplice calcolo matematico vediamo che affluiscono nelle discariche pubbliche più di 5 miliardi di bottiglie di plastica ogni anno (circa 130.000 tonnellate). In Italia solo una piccola parte di queste bottiglie viene avviata al riciclo, (che comunque è un processo industriale che consuma energia) il resto provoca un forte impatto sull’ambiente.